Radio Digitale DAB+, REA commenta ed analizza la situazione attuale

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Radio Digitale DAB+, REA commenta ed analizza la situazione attuale


La storia del DAB, ovvero della radio digitale, risale al 1997 con l’approvazione del progetto europeo Eureka 147, allo sviluppo del quale parteciparono emittenti, gestori di reti, produttori di elettronica di consumo e istituti di ricerca, per la definizione di uno standard che poi è stato adottato dall’ETSI (European Telecommunications Standards Institute) nel marzo 1997.
Il sistema DAB, evoluto poi in DAB+/DMB,  permette di fornire, oltre che servizi audio con qualità simile ai CD, molti altri servizi, come testi, giornali elettronici, informazioni sul traffico, in generale servizi multimediali interattivi. Per le emittenti radiofoniche di quindici anni fa, il DAB era considerato una vera rivoluzione tecnologica rispetto alle più limitate prestazioni della radio FM. Per l’industria elettronica professionale e di consumo si intravedevano ottime prospettive nel campo degli apparati di trasmissione e diffusione e dei ricevitori. Per gli utenti il vantaggio sarebbe stato  nella possibilità di usufruire di servizi di alta qualità e servizi aggiuntivi multimediali, potendo disporre di terminali sofisticati, capaci di ricevere tutti i sistemi radio e cioè terrestri digitali, satellitari e terrestri analogici.

Immediata fu l’intuizione della REA nel comprendere che il DAB avrebbe potuto risolvere definitivamente l’alto stato interferenziale esistente in Italia con un diverso assetto frequenziale a gestione condominiale  attraverso la formazione di consorzi per la gestione delle reti. A tale scopo la REA, unica a credere seriamente nello sviluppo del DAB in Italia, il 30 giugno 1999 costituì  il primo consorzio delle emittenti locali su base nazionale Eurodab Italia e, tra il 1998 e il 2010, passò a costituire diversi consorzi regionali sperando che Ministero e AGCOM, nonostante il rapido sviluppo della tecnologia digitale della rete internet via cavo e della rete mobile LTE, fossero ancora interessate alla sviluppo della radio digitale DAB.

Nel frattempo, tra il 2010 e il 2015, AGCOM si è esclusivamente occupato della tv digitale, come sapete, distruggendo le emittenti locali assegnando frequenze non coordinate a livello internazionale.

Distrutta l’emittenza televisiva locale, improvvisamente,  AGCOM lo vediamo dedicarsi alla radio digitale DAB per compiere, ad avviso della REA, una carneficina simile a quella fatta nella tv. In che modo?

  • Promettendo alle radio locali che è giunto il momento di rilanciare la radiofonia italiana attraverso la riscoperta, dopo quindici anni, del digitale DAB ormai ritenuto tecnologicamente superato da altre piattaforme digitali;
  • Dalla mancanza di frequenze VHF sufficienti ad ospitare tutte le emittenti locali;
  • Dalla mancanza di fondi statali per il sostegno all’innovazione tecnologica;
  • Dalla crisi economica del Paese;
  • Dalla crisi del mercato della pubblicità locale;
  • Dalla soppressione dei contributi di sostegno all’editoria radiotelevisiva
  • Dalla drastica  compressione dei fondi della 448 (- 50% dal 2009 al 2013)
  • Dalla mancanza di apparecchi ricevitori sugli scaffali dei negozi;
  • Dalla mancanza di autovetture dotate di ricevitore DAB

Ma quali  potrebbero essere gli interessi di AGCOM ?

  • Per favorire la lobby dell’industria delle costruzioni  reti radiofoniche digitali  già in posizione dominante nel televisivo;
  • Per indebolire le emittenti locali facendole indebitare con false promesse di sviluppo;
  • Per favorire quelle Reti nazionali che mirano al pareggio di bilancio scaricando i maggiori costi per la costruzione delle reti DAB;

Per queste ragioni,  la REA ritiene non consigliabile intraprendere l’avventura del DAB in Italia  a meno che l’emittente abbia quattrini da buttare dalla finestra per una tecnologia che oramai, per precise responsabilità di AGCOM,  è definitivamente morta e sepolta.

Ciò che ci stupisce, ma non tanto, è la contraddittoria posizione di Aeranti-Corallo la quale, mentre fa un’analisi negativa irreversibile sull’impiego e sullo sviluppo del DAB come tecnologia, contemporaneamente, si è mobilitata a pieno tempo per la costituzione di Consorzi DAB in diverse regioni. Poiché sappiamo che certe associazioni si muovono  secondo gli interessi che girano non crederemo mai a un atto di pentimento,  piuttosto a qualche cosa di più che per il momento ci sfugge ma che presto scopriremo.

A tal proposito alleghiamo l’analisi di Aeranti-Corallo sul DAB e vedremo come farete a credere a ciò che vanno raccontando.  E’ molto interessante.

Noi della REA siamo concreti, onesti, trasparenti, audaci, efficaci nella difesa dei tuoi diritti.

http://www.aeranti.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2742:analisi-condotta-da-aeranti-corallo-in-merito-alle-ragioni-del-mancato-sviluppo-della-radiofonia-digitale-terrestre-dab-t-in-italia&catid=137:documenti&Itemid=15

 

REA – Radiotelevisioni Europee Associate

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