Thegiornalisti “Completamente Sold Out” il disco raccontato

Thegiornalisti "Completamente Sold Out" il disco raccontato

Thegiornalisti “Completamente Sold Out” il disco raccontato

Dopo essere stato anticipato da ben tre brani (e due videoclip), oggi è uscito Completamente Sold Out, quarta fatica dei Thegiornalisti, la band romana che due anni fa con la svolta anni Ottanta di Fuoricampo ha sparigliato le carte in tavola dell’indie nostrano, trainata da singoloni come Fine dell’Estate e Promiscuità. Una formula pop irresistibile che si rifaceva soprattutto alla musica italiana di trent’anni fa – da Venditti a Dalla passando per gli Stadio e Vasco – ma con un piglio moderno nel saper guardare sia a influenze musicali estere sia all’estetica contemporanea e alle vite di oggi, cercando – e trovando – l’immedesimazione degli/negli ascoltatori. Sempre con un caratteristico gusto nostalgico, sentimento di cui il cantante e frontman Tommaso Paradiso è attualmente uno dei cantori più bravi in Italia.

Completamente Sold Out, se possibile, è ancora più pop. La produzione è stata di nuovo affidata a Matteo Cantaluppi (e si sente), ma tutti i brani sono perfettamente calibrati per essere cantati dal pubblico ai concerti o guidando mentre si ascolta la radio, forti dei ritornelli più catchy mai scritti dalla band, di arrangiamenti mai invadenti e per questo realizzati intelligentemente e di una coerenza nella ricetta artistica smaccatamente – lo ripetiamo – POP. A livello di contenuti, poi, l’amore e i suoi struggimenti hanno vinto sul piglio universale e generazionale che connotava alcune tracce di Fuoricampo. Di base, queste canzoni non vi si schioderanno dalla testa e tormenteranno anche quelli che ascoltandole le odieranno a morte.

Tra strofe parlate à la Vasco e note vocali di WhatsApp usate all’inizio di un brano, Completamente Sold Out è un disco che dividerà il pubblico tra fan accaniti e hater immarcescibili, anche per il ruolo sempre più rilevante (i critici direbbero ingombrante) ricoperto dal personaggio Paradiso. Sicuramente però – e glielo auguriamo – sarà l’album che farà spiccare il definitivo volo ai Thegiornalisti nell’universo pop italiano e che li distaccherà per sempre da quell’etichetta indie usata sinora più per semplicismo che per ragioni puramente descrittive. Le benedizioni da radio e tv stanno già arrivando, ora tocca agli ascoltatori.

Intanto, potete ascoltare tutto l’album leggendo il Disco Raccontato a ritroso scritto da Tommaso.

Allora, spiegare una canzone non è molto utile, neanche molto bello. Ognuno deve fare il suo viaggio. Quindi non darò nessun tipo di interpretazione ma mi limiterò a raccontare qualche verità, fatto o aneddoto che possa essere d’aiuto o quantomeno incuriosire.

Partiamo dalla fine del disco. Anzi facciamo una premessa. Ogni canzone di questo disco è una persona. È una persona per cui ho scritto. Una persona con la quale in qualche modo ho interagito.

Partiamo dalla fine.

Vieni e cambiami la vita. Avevo conosciuto questa ragazza intorno a luglio 2015. Mi era stata presentata da un caro amico, da una persona a cui voglio molto bene e che ha fatto molto per me. E questa ragazza ogni volta che la vedo, ancora oggi, si prende molta cura di me. Mi difende, mi libera dalle catene, mi esalta, mi fomenta, mi vuole sinceramente bene. È disumanamente intelligente ed è incredibilmente empatica. È difficile che possa sbagliare su qualcosa. Così ogni tanto le chiedo se può venire definitivamente a cambiarmi la vita non solo a mozzichi e bocconi. Ma forse questa non continuità è il giusto del nostro rapporto.

Sempre andando al contrario c’è Disperato.
Sto pensando seriamente di voler avere una famiglia. Ma se continuo a vivere così la vedo dura. Però capisco che il senso profondo di “questa vita qua” (cit.) sia stare con qualcuno e allargarsi. I figli, le mamme, i papà, i nonni. Gli zii. Questo mi manca. Cioè mi manca iniziare, progettare, dare. Dare la vita anche.
E mentre la domenica vedo le famiglie che stanno a tavola, che escono, che prendono aria, io faccio fatica ad arrivare al bar per prendere un tramezzino. E così questo sogno si fa lontano.

Poi c’è Il tuo maglione mio.

Davvero scrissi qualche tempo fa su Facebook. È una canzone che non parla di nulla se non di una lei che dormiva spesso da me e che indossava le mie cose al mattino e le stavano ovviamente molte larghe ma questa immagine mi mandava e mi manda ancora fuori di testa. In generale sono pazzo dei risvegli e delle maglie, maglioni, felpe oversize. È il mio dreaming anni 80′.

Fatto di te. Fatto di te è la mia canzone preferita di Completamente Sold Out. Sia per la musica sia per il testo sia per la persona per cui l’ho scritta. È talmente chiara che non ha bisogno di nessun tipo di spiegazione. Posso dire solo che tragicamente e fortunatamente (queste due cose di alternano) esistono persone (pochissime) che riescono in modo del tutto spontaneo e naturale a controllare il tuo umore, il tuo stare bene o stare male. Questa persona mi può guarire, tipo demiurgo, o può farmi ammalare. Non decido più io. Decide lei. Non posso farci nulla. Prendere o lasciare.

Non odiarmi.
In Non odiarmi ci sono un po’ di vecchie storie dentro, le solite abitudini che adesso colpiscono di più. E così a volte sono costretto a restare a casa quando le cose non vanno bene o meglio quando hai deciso volontariamente di non farle andare bene. “Quando la merda vola alta” è una frase che ho rubato a un film di Gabriele Muccino, Ricordati di me. L’ho trovata strepitosa per esprimere nel miglior modo possibile il disagio. Un disagio allargato. Posso dire che se qualche anno fa una serata folle poteva essere anche un elemento di ricchezza spirituale e fisica per il giorno dopo, ora, oggi, è la causa principale della tristezza cosmica, del non farcela universale.

Gli alberi.
Anche qui parlo del rapporto con una ragazza. E anche qui semi clandestino. Per cui abbiamo escogitato questo sistema per non farci “sgamare” di esprimerci attraverso gli emoticon delle piante, alberi, flora in generale. Tutto qui. Se ci penso tutte le persone di cui parlo in questo album sono tutti rapporti clandestini, non regolari, non proprio cose “alla luce del giorno”, ecco.

Sbagliare a vivere.
Sbagliare a vivere riprende il discorso di Non odiarmi ma visto dalla sera prima quindi quando si è consapevoli di voler sbagliare ed essere pronti e propositivi a voler subire le conseguenze. Cioè se Non odiarmi è la canzone dell’hangover, Sbagliare a vivere è la sbronza. Una sbronza magari non sociale, privata ma che comunque fa male lo stesso.

È il turno dell’Ultimo grido della notte.
Qui siamo io, Marina, Francesco, Peppe, un’estate particolare, di abbandoni, di nuove amicizie, di casini, comunque di patos, pianti, momenti straordinariamente felici. Ci sono chilometri in questa canzone, Roma, la Sardegna, l’ultimo concerto di Fuoricampo. Telefonate infinite. Fotografie. A volte mi chiedo solo se ne valga la pena… bah…

Tra la strada e le stelle. Penso sia una canzone matura. Una vera canzone italiana. Potrebbe persino essere ricordata nel tempo. Avete presente il quadro “Il Sole Nascente?” Tra la Strada e le Stelle la vedo un po’ così. Come uno che sta impantanato con i casini della vita ma se alza gli occhi al cielo scorge la luce, una via d’uscita, una speranza. Quando mi sale l’ansia di vivere e di non farcela penso sempre ad una persona, come se l’avessi accanto, faccio un sorriso e vado avanti. Per questo “queste donne non sono un pericolo ma la spinta di tutto”.

Sold Out. Eccoci qui.
Se nel disco precedente ho fatto tantissime volte i nomi di Verdone e Vanzina qui cambia il regista. Qui voglio tirare fuori Paolo Sorrentino. Sold Out la immagino come un film di Sorrentino. Grossa, fotografica, scura, impressionista, più verosimile che vera, tra sogno e realtà. Ci ho messo più visione che storia, storia compiuta, di fatti, intendo. È epica. È traumatica. È un desiderio, una proiezione. È la canzone più bella che abbia mai scritto. Al momento.

E poi rimane la uno: Completamente. È la prima e unica canzone che abbia mai scritto nel corso di lungo tempo. L’ho elaborata un sacco di volte cambiandole veste, struttura parole. È stato una specie di puzzle. L’unico centro della canzone che non si è mai spostato è il mondo che doveva rappresentare, il messaggio che doveva dare: perdere. Non c’è nulla di male. Le cose vanno dette, la vita è una e i momenti passano. Per cui se sei completamente pazzo di lei o di lui diglielo, non avere paura, non tenerti, esagera. Poi è vero che gli stronzi o le stronze vincono ma a noi non ce ne frega niente. C’è gente che vive e gente che fa finta.

di Livio Ghilardi

Thegiornalisti – Completamente Sold Out / Disco Raccontato

Thegiornalisti “Completamente Sold Out” il disco raccontato