Verdini affronta i processi da normale cittadino

Verdini affronta i processi da normale cittadino

Verdini affronta i processi da normale cittadino

Vita nuova, passione vecchia: i giornali. Denis Verdini, dopo quattro legislature tra Camera e Senato, non sarà candidato alle politiche del 4 marzo. Una svolta mica da poco per uno come lui, che, dopo aver inventato il Patto del Nazareno (poi naufragato), dopo venti anni a fianco di Berlusconi ha sorretto il governo Renzi per tre anni con la sua pattuglia di parlamentari di Ala. Così Verdini, mentre starà lontano dal Parlamento, ha trovato un nuovo impiego, che gli consentirà di continuare a giocare un ruolo di politico rilevante.

Antonio Angelucci, potente imprenditore attivo tra cliniche private e immobiliare, gli ha infatti affidato la gestione del ramo editoriale di Tosinvest, finanziaria di famiglia che pubblica Libero, Il Tempo, e i Corrieri di Umbria, Siena, Arezzo e Viterbo. Un ritorno al passato, per Verdini, che per oltre 15 anni aveva guidato il gruppo Ste, società che editava Il Giornale della Toscana e i giornali locali Metropoli. La passione per i giornali è molto forte per Verdini, ma anche fonte dei suoi guai giudiziari. Nel marzo 2017 il senatore uscente è stato infatti condannato a nove anni in primo grado: sette per il crac del Credito Cooperativo fiorentino di cui era presidente e due per truffa ai danni dello Stato per i fondi per l’editoria, indebitamente percepiti secondo i giudici. Ma ci sono altri quattro processi che Verdini deve affrontare, da oggi in poi da normale cittadino.

http://www.corriere.it/elezioni-2018/notizie/verdini-senza-ricandidatura-torna-fare-l-editore-assunto-angelucci-elezioni-2018-69f70d58-1099-11e8-ae74-6fc70a32f18b.shtml

Da non dimenticare anche questi articoli a riguardo:

4.10.2017 Brutta tegola per Denis Verdini: il senatore di Ala dovrà pagare 5 milioni di euro di tasse evase (Ires, Iva, Irap, Irpef) per la sua attività di editore: l’articolo, apparso su La Repubblica, cita la commissione tributaria regionale della Toscana che ribalta la sentenza della commissione provinciale del 2016. Il principio del favor rei, accolto per un emendamento alla legge di stabilità del 2016, non viene più considerato valido dopo una sentenza della Corte di Cassazione, la quale ha ritenuto questa clausola valida per gli avvisi che sono stati notificati entro il 2 settembre 2015.

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21.2.2015 Bancarotta fraudolenta: è con questa accusa che la Procura di Firenze ha chiesto il processo per Denis Verdini, per il fallimento della Società Toscana di Edizioni (Ste) che editava “Il Giornale della Toscana”, quotidiano che ha cessato le pubblicazioni dopo aver lasciato per mesi i dipendenti senza stipendio.
Verdini, considerato amministratore di fatto e socio di maggioranza della società, vero ‘dominus’ della STE ma anche del gruppo editoriale collegato Ste-Sette Mari (con radio, un’agenzia di stampa, una concessionaria pubblicitaria, società grafiche, periodici), non è l’unico indagato.
Il GUP dovrà esaminare le stesse accuse per altri quattro: l’on. Massimo Parisi, coordinatore regionale di Forza Italia in Toscana e considerato amministratore di fatto della STE nonché membro del cda dal 1998 al 2008; Girolamo Strozzi in qualità di presidente della STE dal 1998 al 2012; Enrico Luca Biagiotti, membro del cda; Pierluigi Picerno, amministratore e poi liquidatore della società (oggi amministratore unico di Intermezzi – società di pubblicità e comunicazione concessionaria di RDF e Lady Radio).
Secondo gli inquirenti la STE venne ‘spolpata’ con distrazione di capitali dal suo patrimonio, quando già era in perdita e non avrebbe potuto sostenere operazioni onerose. Atti che ne causarono la bancarotta. Tra le circostanze che avrebbero provocato il fallimento, le indagini della GdF hanno individuato un’operazione da 2.600.000 di euro che portò nei conti correnti di Verdini e di Parisi, suo ‘braccio destro’ per le iniziative editoriali, 1,3 mln ciascuno. Per gli inquirenti l’operazione non aveva valide ragioni economiche: anzi, la procura ritiene che fu fatta solo per far avere 2.600.000 euro a Verdini e Parisi.

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Terreni agricoli, auto, abitazioni private e quote societarie. I finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria hanno sequestrato di tutto. A Verdini, ad esempio, hanno “congelato” le quote in cinque società (compresa in quella che edita Il Foglio), 2 appartamenti a Campi Bisenzio e 3 case a Signa, oltre a 3 auto (compresa una Mercedes da 120 mila euro più una moto Loncin da 4.900 euro). Alla figlia del deputato del Pdl, Diletta Verdini, è stata sequestrato un appartamento a Firenze. È andata peggio al professor Girolamo Strozzi: i reparti speciali della GdF, diretti dal generale di divisione Luciano Carta, hanno messo sotto sequestro preventivo alcuni fabbricati a Roccastrada, ma anche i vigneti di Grosseto e di Cusona, quelli dove il nobile fiorentino è stato immortalato assieme all’ex premier britannico Tony Blair, ospite con la famiglia nella sua tenuta vicino a San Gimignano. Sotto sequestro sono finite anche le sue quote nelle aziende vitivinicole oltre che la sua Audi. All’ad de Il Giornale della Toscana, Pierluigi Picerno, hanno invece “bloccato” la casa di Firenze, terreni e case in provincia di Pisa ma anche le quote di otto società (comprese RDF 102.7 e Lady Radio, due emittenti radiofoniche). A Erika Bertini, la nipote di Verdini che lavora in amministrazione, sigilli agli appartamenti che ha col marito Picerno. L’abitazione bolognese e l’auto del finanziatore Roberto Bartolomei sono state “congelate” assieme alle quote di tre società. Non è andata meglio ai soci della cooperativa: sotto sequestro preventivo la Micra di Lorenzo Nistri; due appartamenti e quote in cinque società di Massimo Lotti; due abitazioni a Campi a Silvano Chiti; una quota societaria a Michela Lotti; quattro case a Campi e le quote di due società (compresa una stireria) a David e Mario Aldobrandi; quattro case a Campi e altrettante auto a Enrico Biagiotti; due appartamenti e la quota in una società a Gianna Castri; tre case a Campi e la Bmw di Paolo Gori; due appartamenti a Firenze a Claudia Tornabene. Provvedimenti anche nei confronti del collegio dei sindaci revisori, composto da Stefano Conti (due case a Prato e tre auto, compresa la Bmw), Giovanni Lucchetti (una casa a Pietrasanta e sei appartamenti a Prato, oltre che quote in quattro società e due Porsche), e Gianluca Lucarelli (tre fondi a Bologna, due case a Firenze e quattro nel Pistoiese, oltre a quote in tre società). Nessun sequestro, invece, per Luciano Belli, Massimo Scarpelli e per il deputato Pdl Massimo Parisi. (*) affaritaliani.libero.it, 26 ottobre 2011

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27.10.2010 Quando si tratta di spartirsi soldi, potere, poltrone e affari la destra e la “sinistra” sono sempre ben disposte a mettere da parte le schermaglie politiche e a siglare accordi sottobanco ingannando il proprio elettorato.
Un caso emblematico è rappresentato dalla Toscana, ex “fiore all’occhiello del modo di governare della sinistra”, dove l’intreccio e la contiguità fra PD e PDL nella gestione del sottobosco politico, economico e editoriale non ha forse eguali nel resto della Penisola.
Basta dare un’occhiata ai giornali e ai mezzi d’informazione per scoprire ad esempio che tra i soci della Ste (Società toscana di edizioni), l’azienda editrice de “Il Giornale della Toscana”, ci sono il Monte dei Paschi di Siena e la Coop Centro Italia. Cioè la terza banca italiana dopo Intesa e Unicredit, oggettivamente in mano al PD, e una delle coop “rosse” di consumo tra le più grandi in assoluto che lavorano fianco a fianco con il “maggiordomo” di Berlusconi Denis Verdini, coordinatore nazionale del PDL, al centro di quasi tutte le inchieste sulla cricca degli appalti, padrone del Credito cooperativo fiorentino, la “banchina” sospettata di aver elargito a fiumi e per anni crediti facili agli amici degli amici all’ombra della cosiddetta P3 e del faccendiere piduista Flavio Carboni.
Un altro sodalizio che lega PDL e PD è stato siglato all’ombra delle antenne di Radio Diffusione Firenze e Lady Radio, emittenti gigliate che fanno capo a Verdini e che stanno per essere acquistate dalla Cna di Firenze, sigla dell’associazionismo di “sinistra” che fa capo proprio al PD.
La Cna è la più grande associazione di artigiani del capoluogo fiorentino, con 11 mila imprese associate e si appresta a tirare fuori circa 1 milione di euro per entrare con quote di minoranza nel capitale delle due radio toscane entrambe partecipate da Verdini e controllate da Pierluigi Picerno, legale rappresentante della Ste e amministratore de “Il Giornale della Toscana” dello stesso Verdini a sua volta collegato al Giornale diretto da Vittorio Feltri e di proprietà della famiglia Berlusconi.
Il nome di Picerno fra l’altro ricorre molto spesso nelle indagini dei magistrati fiorentini su Verdini e la cosiddetta P3 ed è indicato come il professionista che accompagnò una certa Antonella Pau, legata al faccendiere piduista Flavio Carboni, nella sede della banca di Verdini per trattare gli aspetti finanziari del lancio di un’edizione sarda del Giornale toscano. Continua a leggere questo articolo su: http://www.pmli.it/intreccimaggiordomoverdini.htm

Verdini affronta i processi da normale cittadino

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